Nel corso dell’Asbestos International Forum di Roma, l’Vincenzo Visone ha offerto un quadro chiaro e articolato delle tutele oggi previste per le vittime dell’amianto e per i loro familiari, affrontando sia gli aspetti previdenziali sia quelli risarcitori.

Il primo livello di tutela passa dal riconoscimento della malattia professionale da parte dell’INAIL. In presenza di un danno biologico compreso tra il 6% e il 15%, è previsto un indennizzo economico; dal 16% in poi, la tutela si trasforma in una rendita vitalizia. Resta tuttavia una “zona franca” – tra lo 0% e il 5% – nella quale non è previsto alcun ristoro, nonostante l’esistenza di un danno accertato.

Il procedimento inizia con una domanda, spesso tramite patronato, seguita dalla valutazione del nesso etiologico tra patologia ed esposizione all’amianto. In caso di diniego, è possibile presentare ricorso amministrativo e, successivamente, adire il giudice del lavoro. Il giudizio si fonda su un’istruttoria medico-legale approfondita, spesso decisiva per il riconoscimento definitivo della patologia.

Accanto alla tutela INAIL, esistono ulteriori strumenti di protezione. In particolare, l’azione ex articolo 2087 del Codice Civile consente di ottenere il danno differenziale nei confronti del datore di lavoro, calcolato sottraendo quanto già riconosciuto dall’INAIL al risarcimento complessivo del danno biologico.

Uno dei nodi critici emersi riguarda la lentezza della giustizia e la necessità, in molti casi, di un contenzioso per ottenere il riconoscimento dei diritti. Secondo Visone, sarebbe auspicabile introdurre meccanismi alternativi, sul modello di quelli adottati dall’INPS per le prestazioni assistenziali: una valutazione medico-legale preliminare potrebbe ridurre drasticamente tempi e costi dei procedimenti, con effetti deflattivi sul contenzioso.

Lo sguardo si allarga infine alla prevenzione. L’amianto è una materia ancora poco conosciuta e sottovalutata. Servono campagne di sensibilizzazione, maggiore formazione dei lavoratori e, soprattutto, incentivi concreti alle aziende per lo smaltimento. Solo azzerando i costi e intervenendo sulla sicurezza reale dei luoghi di lavoro sarà possibile ridurre, nei prossimi decenni, l’impatto di una delle emergenze sanitarie più gravi della storia industriale italiana.
 

Vincenzo Visone
Avvocato Civilista